Gruppi di riflessione critica sul reato

Tali gruppi sono degli incontri tra persone  caso che si confrontano su temi delicati, quali la spinta/motivazione al reato commesso, con la guida e la facilitazione di un conduttore. L’obiettivo è promuovere o agevolare, accompagnandolo, il processo di rielaborazione dei fatti commessi: chi commette un reato, molto spesso, attiva meccanismi mentali di minimizzazione, rimozione, proiezione, giustificazione, ecc. (ad esempio, il dirsi “c’è chi fa di peggio”, “la vittima mi ha provocato”, La vittima se l’è meritato”, “fanno tutti così”, “è colpa della società o della legge restrittiva…”), che gli permettono di non assumersi la responsabilità del fatto né di riconoscere la presenza di una vittima. Spesso, anzi, il reo si considera una vittima che ha reagito ad una qualche ingiustizia. Tali meccanismi rappresentano dei veri e propri ostacoli al processo di presa di coscienza implicato anche dal dettato costituzione che finalizza la pena alla riabilitazione del reo. All’interno dei Gruppi di riflessione sul reato, l’accompagnamento verso il superamento di tali vissuti passa inevitabilmente per una prima fase di ascolto “di quanto vissuto” dai partecipanti, in un’ottica comprensiva e non giudicante, che permette loro di sentirsi riconosciuti come persone con una propria storia, con proprie risorse, aspettative, frustrazioni, difficoltà, limiti (che spesso sono alla radice del reato commesso). In una seconda fase il conduttore accompagna il gruppo e i singoli a esplorare i fatti commessi e la propria responsabilità personale, soffermandosi su quali avrebbero potuto essere delle scelte diverse rispetto al reato attuato, così da agevolare la mentalizzazione di una propria responsabilità personale. Nella terza fase i partecipanti sono accompagnati nel sentire e nel riflettere sul danno inferto o quantomeno sulla pericolosità della condotta agita.